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giovedì 20 novembre 2014

Farfalle con l'insonnia...


Una domenica scrissi...

Ho appena finito di vedere Harry ti presento sally proprio carino, anche se il finale ha rischiato quasi di cadere nella mia cerchia di film sdolcinati...


E dopo una pellicola del genere dovrei solamente avere mille domande e dubbi sull'amicizia tra uomo e donna ma non ne ho... forse domani ,ora me ne sto facendo mille ma che con ciò visto nelle ultime due ore zero legami!


Sono qua in letto sul divano con  Gastone che russa con il muso ben piantato a peso morto sul mio braccio sinistro, beato lui.


 No perché è una di quelle sere che vorrei già dormire, visto che mi sento stanca ma allo stesso tempo so già che di colpo non riuscirò, perchè sento quelle farfalle, che di solito si avvertono dopo essere tornati a casa da una bella serata con qualcuno che ci interessa o prima di incontrarlo per la prima volta in un bar o da qualche altra parte.


 Sai quando ti prende quell'ansia, quella sensazione simile alla paura di affrontare qualcosa di diverso o mai provato, oppure anche solo di sentirsi un'idiota a spingere la porta quando invece devi tirare per entrare nel locale in cui quel qualcuno ti aspetta, sempre se non sei in anticipo e allora ti tocca aspettare senza saper cosa fare.


Tutto questo la sera alle dieci nel solito letto senza nessun appuntamento in programma , figuriamoci  e nessun desiderio di averne uno... ma ti pare. 


Ho le guance rosse e la testa che sembra scoppiarmi, ma i pensieri e i miei soliti viaggi mentali non hanno intenzione di saltare in aria, oh no, son ben piantati nel mio cervello. 


Ora scenderò per andare in bagno ma... cè ne vorrà per addormentarmi, colpa di queste farfalle con l'insonnia...cavoli!


Non è domenica, non sto per andare a dormire... ma le farfalle continuano a svolazzare irrequiete!

Accipicchia!

domenica 12 ottobre 2014

Una domenica scrissi queste parole... oggi è domenica.

Un domenica invernale di tempo fà scrissi queste parole e rileggerle oggi, domenica autunnale, mi ha fatto piacere...
Quando si dice, mi sembra di avere la testa in un acquario, è come ora; alle dieci di una domenica sera che sta per finire e alle spalle ho un fim di woody Allen anticipato da  american beauty entrambi raccolti a fagotto dai miei soliti pensieri vaganti che l ultimo giorno della settimana diventano più nuvolosi e fitti. Oggi banana yoshimoto salta, sono troppo stanca, ma posso concedermi un aforisma di mister bukowski che sfoglio a casaccio, il primo che capita, vediamo :

Non essere giu perché la tua donna ti ha lasciato: ne troverai un altra e ti lascerà anche quella.

Quale miglior metodo per me se non quello di addormentarmi con una foglia di cinismo che mi appare piu forte della camomilla.
Non per questo devo essere cinica pure io ma nel mio caso trovo piacevole confrontarmi con pareri e opinioni sulla vita e la quotidianità contrastanti e diverse; mi stimolano a riflettere ancor di più. Questo non significa che penso attraverso aforismi altrui facendoli miei ma invece ne faccio tesoro accoppiandoli alla mia maggior fonte di riflessione, l'esperienza personale, che, in una domenica qualunque, può essere ricca grazie a un ubriacone cinico, ad un umoristico realista quattrocchi e a quel spirito di osservazione che sto, giorno dopo giorno, facendo fiorire..
Perche anche un sacchetto di plastica che si muove nell aria un minuto prima di nevicare, con l'energia che si avverte in questi casi, sta danzando, regalando il momento dolce a chi è capace di osservarlo. 

venerdì 10 ottobre 2014

Emozioni fuggenti...


Io le riassumo in: espressione delle nostre emozioni, 
Siano quello che siano, belle o brutte.

Cogli l'attimo, non solo l'opportunità che ti può dare, l'attimo di essere quello che siamo consapevoli delle nostre emozioni.

Il classico treno che passa non è solo metafora di grandi occasioni ma, di grandi emozioni.
Per sentirle, coglierle, esternarle, parlare di loro ci serviamo di poesia, romanticismo, linguaggio corporale, arte, musica e chi più ne ha più ne metta. Emozioni che si trasformano in creative perchè in grado di creare un qualcosa al di fuori del nostro corpo, della nostra pancia, della nostra sfera emotiva.

E' proprio questo l'attimo da cogliere? Sentirsi emotivi e sensibili, pronti a creare qualcosa di meraviglioso e non bloccarci? lasciarci andare e creare, creare e creare,

Quando poi questo attimo ci sfugge, che sia per limitazione nostra o data da fattori esterni alla nostra volontà, il colpo è forte.
Perchè si parla di emozioni, di fagotti dentro noi stessi pronti a sciogliersi per sperdersi nell'aria, ma se continuano a richiudersi, avvolgersi formando nodi, li il blocco è inevitabile.

Camminando in marcia, tutti allo stesso modo, come possiamo pretendere di differenziarci per quello che siamo, per le emozioni che proviamo senza vergognarcene?
Non è solo questione di essere diversi, io questa storia non la digerisco.
La questione è essere quello che siamo, trasformando le emozioni in attimi unici e irripetibili.,
Respiri lunghi o respiri brevi agitati, ma unici, i nostri.
Dico che non digerisco la storia dell'essere diversi perchè anche questa induce a essere qualcosa che non siamo, diversi dagli altri, e se fossi simile a qualcuno? dov'è il problema? questa storia non regge.

Forse, dico, accettare la diversità negli altri ci porta a evitare quelle emozioni destabilizzanti che si creano con il giudizio e quindi va bene ma, l'importante penso sia inizialmente evitare di essere diversi da noi stessi.

Due strade trovai nel bosco, e io scelsi la meno battuta...

L'importante è scegliere quello che si ritiene più giusto e coerente rispetto quello che siamo,
Io direi: fra le due strade scelsi quella che credevo giusta, si rivelò meno battuta.

ma dire di averla scelta perchè meno battuta e dunque percorrendola perchè diversa da quella degli altri non è pur sempre insistere a esser diversi? Indurre alla diversità o indurre a esser sè stessi senza paura di poter esser diversi sono due cose distinte.

La spinta per uscire dall'omologazione, dalle stereotipie e dall'influenza delle opinioni degli altri può essere incentivata dalla valorizzazione della diversità, ma non deve diventare lo scopo.

Lo scopo, a mio parere : Succhiare il midollo della vita  e non scoprire in punto di morte che non siamo vissuti.

Buon venerdì di ottobre

lunedì 22 settembre 2014

Laputa, Castello nel cielo.

È nella canzone della terra di Gondoa - «Nella terra radici piantiamo, con il vento la vita passiamo, con i semi gli inverni superiamo, con gli uccelli la primavera cantiamo» - Per quante spaventose armi si possano brandire, per quanti poveri robot si possano comandare, vivere separati dalla terra non è possibile!

Non c'è niente di più bello dell'addormentarsi dopo essersi commossi per un film pieno di dolcezza e sensibilità.
Devo dire che l'inizio è stato piuttosto duro da affrontare perchè, come dice la principessa, quando era piccola le avevano insegnato un sacco di parole ed incantesimi portatori e creatori di belle cose ma c'era anche quello... l'impronunciabile incantesimo della distruzione.
Un'inizio violento, insensibile e quasi sentimentalmente robotico.

Ma questo film è stato in grado di aiutarmi a comprendere, in parte, quello che per me tutt'ora resta difficile da ammettere: per far risplendere la luce ci vuole un momento antecedente di oscurità.

Quello che è fondamentale è credere nella luce anche quando siamo immersi nell'oscurità o il sole sta tramontando.

Crederci è fondamentale, aiuta a sviluppare e diffondere positività rispetto l'avvenire credendoci senza riufiutare il presente.
Le lezioni che vengono dall'esperienza ci portano a comprendere che il passato e il presente non vanno mai dimenticati nè rinnegati.

Siamo quello che siamo grazie a quello che siamo stati e alle decisioni che possiamo prendere ed è per questo che, anche i momenti che vorremmo cancellare perchè ritenuti sconfitte o perdite, sono pezzi di puzzle prezioni da unire.

E il nostro più grande passato è la nostra origine, la madre terra.

Se riusciamo a non dimenticare questa origine universale di qualsiasi forma di vita, possiamo cambiare il presente e chiaramente trovare luce  nel futuro.
Siamo spesso immersi nell'oscurità, soprattutto percettiva e sensitiva, che non aiuta a percepire la luce e l'energia che dentro di noi c'è, presente in ogni organismo naturale,presente in tutte le forme di vita, per avvertirla e  diffonderla dedicando maggiore attenzione e tempo allo sviluppo sensoriale  e emozionale, preferendo positività a negatività, comprensione e gioia di ciò che si è e di ciò che si ha.

L'amore per qualsiasi gesto o atto quotidiano, un grazie eterno all'esistenza e un continuo rispetto degli altri e della diversità questa è la luce che ci può far brillare.

 Difficile da vedere nei momenti più cupi ma se dentro di noi risplende, diventa facile da trovare.

venerdì 5 settembre 2014

About Alice... ops! volevo dire about Schmidt!

Non c'è film che non mi faccia riflettere, se vedo la storia di un pensionato che si ritrova a fare i conti con una vita ritenuta ormai priva di senso e poco modificabile, figuriamoci... 

L'universo è cosi grande che fare la differenza, dice Schmidt, sembra quasi impossibile.

Come dargli torto, penso sia già ottimo rendersene conto. Ma mi chiedo, c'è davvero la necessità di farla la differenza? 

Questo bisogno che si avverte ha un impronta molto egoistica: è il nostro ego che comanda... forse la speranza è quella di essere ricordati anche dopo la nostra morte e il decesso poi di  tutti quelli che ci conoscevano e potevano portar ricordo?
Dunque il senso della nostra vita diventa questo: vivere per lasciare il segno ed essere poi ricordati per sempre.
Problema che secondo me Leonardo da vinci o i Beatles non si erano posti. 
Forse più diventa obiettivo della vita meno diventa realizzabile e se alla fine la differenza la si è fatta e lo scopo visto come tale è stato compiuto poco importa, diventa egoismo.

Tranquillizza però, prima di morire, avere la certezza di aver vissuto la vita senza sprecarla...
ma a mio avviso cosi è essere codardi, si diventa dipendenti da questo obiettivo lottando senza ascoltare sè stessi fino infondo.
Difficile è essere felice di quello che si è , lo è perfino a ventitrè anni.. come si può essere felici se  avvertiamo un costante bisogno di successo?
In amore, al lavoro, in ogni minima forma di tentata vittoria, se non arriva è una sconfitta...
e quale sconfitta peggiore se non quella nella lotta per il successo?in qualsiasi sua forma.
 Dove vi è lotta e conflitto vi sarà sempre un successo o una sconfitta, il conflitto è l'origine dell' infelicità...
Siamo infelici perché perennemente in conflitto con noi stessi e verso gli altri, con desideri speranze ed emozioni volute ma perse o mai toccate, con proiezioni di vita mai avverate.
Elimimare il conflitto.... 
per me ora sembra un utopia, il bello è che però ci credo e ci scrivo a riguardo.

giovedì 4 settembre 2014

Il vento del destino

Che tu possa avere sempre il vento in poppa, che il sole ti risplenda in viso e che il vento del destino ti porti in alto a danzare con le stelle...
lo dice un giovane e affascinante trafficante di droga fuggitivo , ignaro di tutto quello che li sarebbe poi ancora successo, brindando con il padre a cui era riuscito far visita;
mentre la madre, a sua insaputa, chiama la polizia per arrestarlo, invasa dalla rabbia e dalla delusione nel vedere il chiaro futuro che suo figlio avrebbe avuto.
Chi muove il vento? Lo stesso che decide di farci risplendere il sole in viso portandoci poi a ballare con le stelle? È sempre lui, il destino a muovere le cose? Impossibile da destreggiare, stupefacente nelle sue decisioni e molto spavaldo.
E se tutte queste metafore fossero frutto della nostra più chiara illusione? La stessa che ci porta a creare ciò che è bello e ciò che non lo è, che ci accompagna nei momenti più tristi e in quelli più solari. Perché infondo illuderci di non aver completo controllo di ciò che ci accade ci decolpevolizza nel momento stesso in cui abbiamo bisogno di dare la colpa a tutto invece che a noi stessi. E nei momenti più belli della vita suona romantico dire: era destino che ci incontrassimo; per non dire invece che è stato frutto solo della coincidenza di trovarsi.
Non è essere realisti ma solamente essere codardi invece che assumersi le proprie responsabilità o di accettare quello che accade come processo naturale del vivere nel mondo;
Che poi non si è nemmeno romantici quando si ringrazia il destino, si diventa opportunisti, visto che alla prima delusione finiremo per odiarlo nuovamente.
L illusione crea dipendenza... non fateci uso.
Notte